domenica 5 luglio 2015

Ricordati di santificare le Feste!

Due esempi di come i militari rispettavano il terzo Comandamento, ricordati di santificare le feste, appunto.

ZONA DI GUERRA, 1^ GUERRA MONDIALE, il caporale G B. scrive alla signora Concettina (la mamma ?) a Ragusa Inferiore (SR), la cartolina datata 19 marzo 1916 (domenica) e G. B., sintetico, scrive:


Zona di guerra, 19-3-916
Saluti e baci
G B
Oggi giorno di S. Giuseppe ho ascoltato la messa




Il caporale usa una cartolina postale in franchigia che consente ai militari di corrispondere senza farsi carico delle spese postali. Dal maggio del 1915 e fino all’estate del 1916 ogni militare poteva ricevere, gratuitamente, tre cartoline settimanali, successivamente, e fino all’estate del 1917, il numero di disponibilità salì a sette per poi ridursi a quattro. Da studi effettuati su documenti dello Stato Maggiore dell’Esercito è emerso che nel primi due anni di guerra le cartoline spedite dal fronte furono mediamente 700.000 al giorno mentre nei due anni successivi si sfiorò il milione di cartoline al giorno. (fonte catalogo CEI)
Le cartoline dovevano essere compilate in ogni parte con i dati del mittente ed annullate in partenza con un bollo di posta militare. (nel nostro caso un bollo tondo “UFFICIO DI POSTA MILITARE 23^ Divisione” 20.03.16)
Questo bollo fu utilizzato dal giugno 1915 al luglio 1917 e dal novembre 1917 al 31 gennaio 1918 per la 23^ divisione Fanteria.
La missiva arrivò a destinazione quattro giorni dopo, il 24 marzo


LIBIA, COLONIA ITALIANA 9 febbraio 1936, domenica: Leone, ufficiale del Regio Esercito è a Tripoli e scrive a Teresa, un’amica di Alba, raccondo in maniera dettagliata la vita militare in Libia, le missioni nelle basi del caldo deserto, la mancanza di agi, e continua:

“ … alle 11 e mezza, poi mi sono recato alla messa che viene solennemente cantata alla cattedrale, non meravigliartene. Purtroppo qui fa parte del servizio perché è obbligatoria a tutti gli ufficiali del presidio e termina col saluto al Re. Così vuole il Governatore……” 

 


Leone ha santificato la festa ma solo per adempiere a degli obblighi militari, poi prosegue scrivendo fitto fitto (ce la risparmiamo la trascrizione completa) ed ecco che epoche righe più in là, inconsapevolmente, il nostro Ufficiale osserva (e non perché ordinato dai superiori!) un altro dei Comandamenti; il sesto: non commettere atti impuri, infatti:


“… pensa che io, non ostante il mio temperamento, non sono stato più con alcuna donna da mercoledì 23 gennaio u.s. (da 17 giorni dato che scrive il 9 febbraio! ndr) e che non cerco affatto di collocarmi come tu pensi. Da ora in poi in avanti col gran montare che farò a cavallo per me le donne non esisteranno più. Basta una sola cosa non ti pare?….”



Eh, Leone, non so se tu abbia ragione o meno ma un posto in Paradiso, forse, te lo sei guadagnato






La lettera è annullata in partenza diaTripoli Posta Aerea - 9 febbraio 1936 – XIV (14° dell’era fascista) ed arrivò a destinazione il 13 febbraio ed è affrancata per 1 Lira: 50 cent necessari èer assolvere la tariffa lettere (la stessa utilizzata per lettere inviate all’interno del nazionale) + ulteriori 50 c. quale sopratassa per la spedizione via Aerea dalle Colonie verso l’Italia.
Le Colonie erano considerate, ai fini del calcolo delle tariffe postali, come territorio italiano a tutti gli effetti.


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