venerdì 3 maggio 2019

Storie di Storia Postale – dalla Camera dei deputati (curiosità sul lato b)



Una cartolina, che non considero tra le migliori: degli anni ’40, a colori, è raffigurata una scena campestre con due bambini vestiti da contadinelli; lei ha del fieno sotto il braccio e lui beve, il disegnatore è Galbiati.

Da filatelico sono più interessato al “lato B”, la giriamo a prima vista anche qui non è che ci sia granchè: data, firma, un francobollo comune, un annullo

A voler (e saper) guardare, però, si trovano un sacco di informazioni, cerchiamole!
ANNULLO: 3 Luglio 1947 ore 21

Un po di storia: il 9 maggio 1946 Vittorio Emanuele III abdica; Umberto già Luogotenente del Regno diventa Re con il titolo di Umberto II e lo mantiene fino al 2 giugno 1946 quando, visti i risultati del Referendum, l’Italia assume l’ordinamento Repubblicano.
Il 28 giugno Enrico De Nicola diventa Capo provvisorio dello Stato fino all’ 11 maggio 1948 quando Luigi Einaudi viene eletto presidente della Repubblica.
Il 3 Luglio 1947 (data del nostro annullo) siamo nel periodo dell’Assemblea Costituente, il presidente della Camera è Umberto Terracini, iscritto nelle liste del Partito Comunista
L’annullo è della Camera dei Deputati e il datario riporta anche l’ora nella quale è stato impresso: le 21

Non credo che nel 1947 esistessero bollatrici automatiche, probabilmente alle 9 di sera di giovedì 3 luglio l’impiegato era al suo posto di lavoro e bollava la corrispondenza!.
IL TESTO
A prima vista quasi nulla: destinatario di Cantù (Como), poi altre informazioni: data, firma ed affrancatura solo in apparenza slegate tra loro: dobbiamo infatti sapere che fino al luglio 1951 erano previste, per le sole cartoline illustrate, due tipologie tariffarie: una più economica che permetteva di scrivere solo data e firma; l’altra, che costava quasi il doppio, consentiva l’utilizzo di un massimo di 5 parole per convenevoli e saluti. Con le la revisione delle tariffe postali in vigore dal 1 agosto 1951 la doppia tariffa per le cartoline venne soppressa
Nel 1947 (l’anno della cartolina) i costi ammontavano a lire tre per invii solo data e firma e lire cinque per invii con max 5 parole.
Il mittente usa quindi la tariffa ”solo data e firma” e cerca di farci stare più informazioni possibili: firmano tutti, come a dire: a Roma ci siamo io Carlo, mia moglie
Angela e mia figlia Luisa, con noi c’è Arturo un amico (?), poi, sotto la firma di Luisa, tra parentesi “presto in Borghi”: altro messaggio, mia figlia, a breve, convolerà a nozze .…
IL FRANCOBOLLO
E’ stato emesso il primo ottobre 1945 ed è rimasto in corso di validità fino al 31 dicembre 1952 Appartiene alla serie detta DEMOCRATICA (maggiori dettagli dal sito ibolli) emessa tra il 1945 ed il 1948. La nascita della Repubblica italiana viene fatta coincidere il referendum del 2 giugno 1946; in filatelia, comunque, l’inizio del periodo Repubblicano viene fatto coincidere con l’emissione della serie democratica.
Abbiamo cercato, e trovato, informazioni di stretto interesse filatelico (tariffari, annulli, emissioni); informazioni storiche e curiosità (Assemblea Costituente, orari di apertura degli sportelli postali) potremmo averne abbastanza ma non è stata analizzata la cosa più importante:
IL MITTENTE
Per ovvie ragioni di riservatezza è stato cancellato il cognome (la cartolina è relativamente recente) ma da una ricerca fatta sul sito della Camera dei Deputati (camera.it) è emerso che Carlo è un deputato Democristiano della Circoscrizione di Como eletto alla Camera nelle prime tre legislature dal 1948 al 1963; nella sua carriera parlamentare ha ricoperto la carica di Vicepresidente della XIII Commissione lavoro – assistenza e previdenza sociale – cooperazione dal settembre 1960 al giugno 1961 ed è stato primo firmatario di quattro progetti di legge.
Si trovava a Roma e frequentava la Camera già nel luglio del ’47 (prima di essere eletto deputato) ma il suo nome non compare tra i membri dell’Assemblea Costituente; possiamo immaginare che si trattasse di un funzionario a Roma per conto del partito
http://it.wikipedia.org/wiki/Assemblea_Costituente_della_Repubblica_Italiana
http://www.ibolli.it/php/ems-italia-247.php

venerdì 12 aprile 2019

1912 – 2012 Cento Anni dalla ricostruzione del Campanile di San Marco


Venezia, luglio 1902: sulla parete nord del Campanile di San Marco viene segnalata la presenza di una crepa, nei giorni seguenti aumenta di dimensioni fino a che, la mattina di lunedì 14, il campanile crolla: una tragedia per la città, fortunatamente non si contano vittime.



La ricostruzione viene deliberata la sera stessa, previo stanziamento di 500.000 lire, dal Consiglio Comunale in seduta straordinaria presieduta dal Sindaco Grimani.
Otto mesi dopo, il 25 aprile del 1903, durante la cerimonia della posa della prima pietra lo stesso Sindaco pronuncia la frase, diventata poi il motto della ricostruzione: “dov’era e com’era”
Il nuovo Campanile fu inaugurato nove anni dopo; il 25 aprile del 1912 (giorno dedicato a S. Marco, patrono della città) ed il Governo Italiano con Regio Decreto del 4 aprile stabilisce che per l’occasione sia emessa una serie commemorativa composta da due valori da 5 cent (blu-nero) e da 15 c. (bruno-cupo) raffiguranti il panorama delle cupole del Duomo e di altre chiese di Venezia con al centro il campanile che le sovrasta, la dicitura VENEZIA 1902 – 1912 ed il motto “dov’era e com’era”



viene anche disposto che i francobolli siano messi in vendita negli uffici postali e nelle rivendite autorizzate della provincia di Venezia, abbiano corso di validità fino al 31 dicembre dello stesso anno e nel solo territorio Italiano (Colonie comprese).
Il disegno viene affidato ad Augusto Sezanne e l’incisione al Cav. A. Repettati il quale preferisce incidere separatamente i due punzoni anche se la soluzione più economica (e pratica) sarebbe stata generare da un unico punzone due matrici di stampa sostituendo il solo tassello del valore.
Furono stampati dalla Officina Carte e Valori di Torino in fogli da 100 esemplari (10 es. su 10 righe); la tiratura fu di 1.500.000 esemplari per il 5 cent, 500.000 esemplaro per il 10 c.

La rivista “Il Corriere Filatelico” del febbraio 1922 pubblica un articolo a firma Alberto Diena dal titolo:



In esso è riportata una attenta analisi della serie e vengono evidenziate differenze tra i due valori dovute, appunto, alla scelta dell’incisore di utilizzare due punzoni differenti.
Innanzitutto le dimensioni: il valore da 15 cent. è più alto mezzo millimetro, poi si notano due differenze di incisione; la prima è nel cielo: nel 5 cent è formato da sottili linee orizzontali mentre nel 15 cent. da linee orizzontali e verticali



La seconda: nel solo valore da 15 cent, nella parte sinistra del campanile vi è una finestra (evidenziata nel cerchio bianco)



Per il solo valore da 5 centesimi, inoltre a causa di difetti di riproduzione della incisione originale sulla lastra di stampa, gli ultimi 9 es del foglio (ultima fila pos. 92 – 100) presentano una doppia stampa sempre più evidente man mano che si passa dalla pos. 92 alla pos. 99.
La pos. 100 è quella con la varietà più marcata; la doppia stampa risulta spostatata ci circa mezzo millimetro.
Oggi i cataloghi indicano solo la varietà “doppia stampa” del 5 c. e, solo alcuni riportano una nota che ricorda l’uso di due punzoni differenti; notizie sulle differenze tra i disegni dei due valori sono andate perse.


martedì 4 ottobre 2016

Dall' SMS alla lettera

Viviamo nell’era di internet, i telefoni cellulari più moderni (definirli telefoni è riduttivo…) ci tengono costantemente on-line ed aggiornati in tempo reale su qualsiasi cosa succeda in qualunque parte nel mondo.
Dalla Russia ho mandato un SMS a parenti in vacanza a Miami; in maniera molto stringata: “Tutto OK? Buon ferragosto!”, risposta: “Grazie, stiamo facendo colazione poi spiaggia!”, da me era pomeriggio inoltrato, loro si erano appena alzati; ci separavano 10 ore e qualche decina di migliaia di km; tra i due SMS saranno passati due minuti (praticamente, eliminando il tempo di leggere il mio messaggio e scrivere la risposta: pochi secondi!)
Ci siamo affidati per decenni al telefono fisso, alle cabine a gettoni e poi a scheda ed abbiamo vissuto situazioni, abitudini, sentito e detto frasi che oggi sembrano appartenere al giurassico: “chiamami alle 19.00 che mi trovi a casa”…. oppure rincasando ”ha telefonato qualcuno per me?” Poi nell’arco di pochi anni lo sviluppo tecnologico ci ha messo in tasca uno strumento di comunicazione (che non fa solo le telefonate) che rivoluziona totalmente il modo di comunicare, siamo raggiungibili sempre ed ovunque, possiamo far avere notizie a qualsiasi ora del giorno e della notte a chiunque.
Tra il 1918 ed il 1940 (per almeno più di vent’anni!) le cose non solo non erano, ovviamente, così ma non sono neppure cambiate, per avere notizie dei propri cari ci si affidava ai servizi postali, i tempi d’attesa per avere una risposta erano dell’ordine dei giorni se non di settimane, incredibile se paragonato ai nostri giorni
Dal convalescenziario di Celana (BG), luglio 1919 l’Alpino Virgilio scrive a Bologna all’egregio cavaliere per avere notizie della sua famiglia, la lettura (vedi immagine) fa trasparire un estrema semplicità ed uno stato di miseria commovente


chissà con quale angoscia Virgilio (ricoverato) ha aspettato la risposta da Bologna e chissà, una volta arrivata, la trepidazione provata nel leggere le notizie (speriamo buone!) sulla sua famiglia!


Un salto di oltre vent’anni a Modena c’è qualcuno preoccupato di un caro amico (camerata!) di Legnano che non da notizie né di sé né della sua figliolanza: non partecipa alle gite e nemmeno ai ranci (?)


Anche qui giorni, forse una settimana per avere notizie (speriamo almeno buone…)
Una curiosità dalla cartolina di Modena; il mittente data la sua il 14 novembre 1940 – XIX: i numeri Romani rappresentano l’anno dell’era fascista (Nel nostro caso il 19°)
Gli anni dell’era fascista (E.F:) si iniziano a contare dal 29 ottobre 1922, il giorno successivo a marcia su Roma, cosi’ il primo anno dell E.F va dal 29.10.1922 al 28.10.1923, poi il secondo e così via. Dal 29 ottobre 1927, con l’inizio del sesto anno dell’era fascista, divenne obbligatoria la doppia datazione (cristiana e fascista). La fine del regime, avvenuta il 15 settembre 1943 segna anche la fine dell’obbligo della doppia data anche se la pratica rimase in corso nella Repubblica Sociale Italiana .

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sabato 26 marzo 2016

I figli so' piezz 'e core

Nel 1977 le sale cinematografiche proiettavano un film diretto da Mario Monicelli: Un borghese Piccolo Piccolo dove Giovanni (interpretato da un grande Alberto Sordi) è un impiegato pubblico ormai vicino alla pensione che si espone, si umilia, si iscrive ad una loggia massonica, intreccia amicizie, contatti, favoritismi col solo fine di far assumere il figlio nello stesso ufficio (statale) dove per anni ha lavorato il padre.
da movieplayer.it

Giovanni è lo specchio dell’Italia degli anni ’70, cerca la sistemazione per il figlio passando per la più classica delle strade: la raccomandazione: il sogno del posto fisso era già vivo nel ’77, lo è ancora oggi (anche se più che un sogno sembra diventato un miraggio) e lo era anche 60 anni prima, nel 1917 quando il sig. Teodoro di Lanciano (Chieti) scrive ad un conoscente presumo importante:
All’onorevole sig. CommenTatore avvocato Camillo ….. CHIETI

(nessuna altra indicazione nell’indirizzo: non una via o un recapito presso chiccessia): nel 1917 a Chieti l’avvocato doveva essere una persona molto nota: bastava il solo nome e cognome quale indirizzo per aver certezza del recapito.
Il Signor Teodoro, come Giovanni nella prima parte del film (la seconda assume risvolti purtroppo tragici…), ma con i mezzi che ha a disposizione nel 1917 e con una Guerra Mondiale in corso, si prodiga per convertire in definitiva l’occupazione temporanea del figlio Renato attualmente “aspirante fattorino telegrafico”,.
Per chi non ha visto il film, Giovanni è una di quelle persone che ha dedicato la vita alla famiglia senza mai concedersi nulla per sé, con il suo lavoro si è comperato un appartamento vive per la moglie, casalinga, e per il figlio per il quale è disposto a qualsiasi compromesso pur di fare il suo bene.
Così sembra essere Teodoro che scrive ben due volte (perché la sua di un mese prima non ha avuto risposta) all’Avvocato chiedendo lumi sulla raccomandazione




Esimio Sig. Commentatore
Da circa un mese che ebbi l’onore di scrivergli una mia lettera in calce di essa cera una raccomandazione di Mazzella onde la S.V.I. si volesse degnare di raccomandare presso cotesta Direzione delle Poste e Telegrafi mio figlio Renato aspirante fattorino telegrafico affinchè venisse nominato Fattorino Effettivo. Ma fino ad oggi non ò avuto nessuna risposta ora vengo a far memoria alla S.V.I. affinchè prenda in considerazione la mia lettera. Sicuro del favore la ringrazio anticipatamente. Ossequi, Teodoro
Chiaramente Teodoro e l’Avvocato, pur conoscendosi, non potrebbero appartenere allo stesso ceto, Teodoro scrive in un italiano approssimativo, chissà quale sforzo per scrivere e rben due volte all’avvocato.
Dalla lettura di questa lettera non riusciamo a capire come siano andate a finire le cose e allora, come succede in molti casi, ci affidiamo alla fantasia e immaginiamo che tutto sia andato per il meglio e che Renato, al suo primo giorno di lavoro come fattorino effettivo, si sia messo il vestito buono (mio nonno lo chiamava proprio così) e sia andato alle Poste accompagnato dal suo orgoglioso papà.

Qualche nota filatelica: per la corrispondenza è usato una cartolina postale con effige di Vittorio Emanuele III. L’impronta, detta “Tipo Leoni” e prende il nome dall’incisore. In alto è riportata la scritta Cartolina Postale Italiana, ripetuta in francese (la lingua ufficiale dell’Unione Postale Universale); è stata stampata dal 1908 al 1917. E’ possibile risalire a quale emissione appartengono perché nell’angolo in alto a sinistra (lato indirizzo) viene riportato il millesimo (ovvero le ultime due cifre dell’anno): nel nostro caso si legge 17; si tratta quindi della tiratura del 1917.
Una curiosità: Il Sig. Teodoro data la corrispondeza 30 novembre 1917 mentre il bollo postale porta la data del 19; si sarà sbagliato Teodoro o gli impiegati postali non hanno aggiornato il datario?


Per approfondire



lunedì 31 agosto 2015

Gli esami non finiscono mai...

Quante volte durante la nostra carriera scolastica davanti ad una insufficienza o ad un voto inferiore alle nostre aspettative abbiamo pensato che “ il prof ce l’ha con me!” oppure “ha due pesi e due misure” ebbene in novant’anni non è che le cose siano cambiate di molto:
Milano luglio 1923, Laura scrive all’amica alla Nobile Signorina Giuseppina Tanzi-Mira che passa l’estate nella casa di Inveruno in provincia di Milano.




Laura è contenta perché sua sorella Ida ha terminato, superandoli brillantemente, gli esami sia di latino scritto sia di greco ma


  “… chi se lo sarebbe mai aspettato? Una delle quattro prove che mia sorella dovrà ripetere è nientemeno che Italiano scritto!!! Povera Ida! Me l’hanno proprio avvilita. Anche il suo professore è rimasto assai sorpreso della cosa, ma sembra che le abbiano dati il cinque per errori di pensiero…. 


Vuol dire che durante le vacanze farà esercizi di… logica e chissà che quest’ottobre non abbia imparato a pensarla come il professore!…”

Già alla nostra Ida, nel 1923 a Milano, chissà quali idee passavano per la testa e chissà cosa deve aver scritto nel tema per commettere “errori di pensiero”, meritarsi in cinque e ripetere Italiano preoccupandosi di allinearsi alle idee del professore…. Laura si limita a riportare i fatti senza troppo entrare nel dettaglio, forse non sapremo mai quali fossero i pensieri, le idee politiche o religiose di Ida e del suo esaminatore o forse sì, proseguendo nella lettura scopriamo che Laura ha condiviso ansie, gioie e dolori della sorella Ida, preoccupazioni che si aggiungono alle proprie avendo una tesi di laurea da preparare entro il giugno dell’anno successivo, e alla fine si congeda da Pina citando anche la sorella Ida che 



… ti manda un bel bacio, fascisticamente, romanamente salutandoti, io t’abbraccio affettuosissimamente”: quest’ ultima frase evidenzia tre concetti fondamentali: il pensiero di Ida, quello del professore che le ha corretto il tema di italiano e, ultimo ma non meno importante, anche la sorella Laura necessita di qualche ripetizione di italiano!

La lettera è stata spedita da Milano Centro il 20 luglio 1923 ed è giunta a destinazione il 21 luglio, vedi annulli di partenza e d’arrivo, 





è affrancata per 50 cent (tariffa per lettere sul territorio nazionale in vigore dal 1° gennaio 1923 al 16 marzo 1925) ed è affrancata con due valori raffiguranti il Re Vittorio Emanuele III volto a destra ed a sinistra: 


nel periodo che va dal 1906 al 1927 furono emessi molti francobolli con questa effige in differenti colori e valore facciale; l’ideatore di questa effige fu Francesco Paolo Michetti (da su wikipedia); in gergo filatelico tutti i francobolli del periodo raffigurante questo tipo di effige sono detti “i Michetti”.

Una curiosità: ancora oggi ad Inveruno esiste la Villa Tanzi Mira; è sede del Comune di Inveruno che l’ha acquistata nel 1970.



mercoledì 15 luglio 2015

Soldi! Soldi! Soldi!

Sempre più spesso (purtroppo!) si leggono sui giornali titoli a sei colonne: “…rischio default...” o “….rating tagliato…”; e ancora “..accesso al credito sempre più difficile…”; la crisi sta investendo l’area Euro, e forse non solo.
Ma di crisi economiche e problemi finanziari, anche se in maniera differente, la storia ne è piena; dalla mia collezione (o meglio, accumulo!) di storia postale presento due documenti risalenti alla Seconda Guerra Mondiale: la prima è la lettera di un soldato che lamenta mancanza di denaro e la seconda offre (in maniera sorprendentemente simile a quella attuale) la soluzione a molti problemi.

21 Giugno 1943; 2^ Guerra Mondiale; una cartolina postale per le FF.AA il cui uso, consentito ai soli militari, permetteva loro di non pagare le spese postali,



Adriano, genovese, in servizio al Deposito CREM della caserma Sanguinetti di Venezia ha appena ricevuto una assicurata dalla famiglia ma a quanto pare i soldi non bastano: scrive “Oggi ho ritirato l’assicurata, ma mi fareste molto piacere se me ne inviaste un'altra identica dato che fra il mangiare, il castagnaccio (a Venezia? ndr), la brillantina ed un pettine…” ha già speso 28 Lire! E adesso “… voglio comprare la carta da lettere, sono 100 fogli e cento buste così per un pò ne ho…” ed esorta i suoi “…. Il pacco mandatelo espresso o raccomandato, come volete basta che mi giunga presto…”


Speriamo che per Adriano la fine della guerra abbia coinciso con la fine dei problemi, diciamo così, “di liquidità”; se così non fosse potrebbe chiedere un prestito a…..



24 Agosto 1945: Lo studio De Filippo di Napoli opera nel campo dei prestiti ed invia al capo fontaniere dell’acquedotto di Atessa (CH) un pieghevole che reclamizza la sua professione: la lettura di questo antenato dei moderni volantini svela una sorprendente attualità: il De Filippo concede prestiti ad Impiegati ed Operai di Amministrazioni Pubbliche e Private anche non di ruolo, addirittura a chi ne ha già uno… basta compilare l’apposito modulo (la scansione completa permette di cogliere tutti gli aspetti interessanti del contenuto). In poche parole lo studio De Filippo è qui per aiutarvi qualunque sia la vostra condizione è pronto ad anticiparvi ogni somma; solo una cosa vi chiede: accludere francobollo per la risposta (Sic!)






Per sottolineare l’estrema attualità dell’agenzia De Filippo riporto per confronto stralci della missiva del 1945 e di un volantino di una finanziaria che ho recuperato di recente



Note filateliche sulla affrancatura: la lettera è stata spedita nell’agosto del 1945; dal datario si legge solo 24.8; è possibile risalire all’anno in quanto è in tariffa STAMPE per 40 cent (tariffa rimasta in vigore dal 1 aprile 1945 al 31 gennaio 1946, l’annullo con mese agosto sottintende, quindi, il solo anno 1945).



In Italia è un periodo particolare: Mussolini è caduto ed il fascismo è finito; il 5 giugno 1944 Roma viene liberata, il Governo rientra nella Capitale ed il Re Vittorio Emanuele III trasmette tutti i poteri al Figlio Umberto I che viene proclamato Luogotenente. In filatelia il periodo che va da 5 giugno 44 al 2 giugno 46 (data del referendum sulla scelta della forma di Stato Monarchia o Repubblica) viene chiamato Luogotenenza.
La tariffa è assolta con l’uso di due francobolli:
quello da 10 c. appartiene alla serie della “Imperiale” emessa nel 1929 in pieno regime la cui validità fu tollerata fino al 31 luglio 1946 mentre quello da 30 c. è stato emesso nel novembre 1944 (in periodo di Luogotenenza) utilizzando lo stesso francobollo da 30 c. della serie Imperiale del ’29 a cui sono stati tolti i fasci ai lati della scritta “Poste Italiane”: probabilmente in quel periodo c’era una gran fretta di dimenticare il ventennio e l’urgenza di stampare nuovi francobolli: si è ovviato utilizzando gli stessi soggetti eliminando ogni riferimento al fascismo.

domenica 5 luglio 2015

Ricordati di santificare le Feste!

Due esempi di come i militari rispettavano il terzo Comandamento, ricordati di santificare le feste, appunto.

ZONA DI GUERRA, 1^ GUERRA MONDIALE, il caporale G B. scrive alla signora Concettina (la mamma ?) a Ragusa Inferiore (SR), la cartolina datata 19 marzo 1916 (domenica) e G. B., sintetico, scrive:


Zona di guerra, 19-3-916
Saluti e baci
G B
Oggi giorno di S. Giuseppe ho ascoltato la messa




Il caporale usa una cartolina postale in franchigia che consente ai militari di corrispondere senza farsi carico delle spese postali. Dal maggio del 1915 e fino all’estate del 1916 ogni militare poteva ricevere, gratuitamente, tre cartoline settimanali, successivamente, e fino all’estate del 1917, il numero di disponibilità salì a sette per poi ridursi a quattro. Da studi effettuati su documenti dello Stato Maggiore dell’Esercito è emerso che nel primi due anni di guerra le cartoline spedite dal fronte furono mediamente 700.000 al giorno mentre nei due anni successivi si sfiorò il milione di cartoline al giorno. (fonte catalogo CEI)
Le cartoline dovevano essere compilate in ogni parte con i dati del mittente ed annullate in partenza con un bollo di posta militare. (nel nostro caso un bollo tondo “UFFICIO DI POSTA MILITARE 23^ Divisione” 20.03.16)
Questo bollo fu utilizzato dal giugno 1915 al luglio 1917 e dal novembre 1917 al 31 gennaio 1918 per la 23^ divisione Fanteria.
La missiva arrivò a destinazione quattro giorni dopo, il 24 marzo


LIBIA, COLONIA ITALIANA 9 febbraio 1936, domenica: Leone, ufficiale del Regio Esercito è a Tripoli e scrive a Teresa, un’amica di Alba, raccondo in maniera dettagliata la vita militare in Libia, le missioni nelle basi del caldo deserto, la mancanza di agi, e continua:

“ … alle 11 e mezza, poi mi sono recato alla messa che viene solennemente cantata alla cattedrale, non meravigliartene. Purtroppo qui fa parte del servizio perché è obbligatoria a tutti gli ufficiali del presidio e termina col saluto al Re. Così vuole il Governatore……” 

 


Leone ha santificato la festa ma solo per adempiere a degli obblighi militari, poi prosegue scrivendo fitto fitto (ce la risparmiamo la trascrizione completa) ed ecco che epoche righe più in là, inconsapevolmente, il nostro Ufficiale osserva (e non perché ordinato dai superiori!) un altro dei Comandamenti; il sesto: non commettere atti impuri, infatti:


“… pensa che io, non ostante il mio temperamento, non sono stato più con alcuna donna da mercoledì 23 gennaio u.s. (da 17 giorni dato che scrive il 9 febbraio! ndr) e che non cerco affatto di collocarmi come tu pensi. Da ora in poi in avanti col gran montare che farò a cavallo per me le donne non esisteranno più. Basta una sola cosa non ti pare?….”



Eh, Leone, non so se tu abbia ragione o meno ma un posto in Paradiso, forse, te lo sei guadagnato






La lettera è annullata in partenza diaTripoli Posta Aerea - 9 febbraio 1936 – XIV (14° dell’era fascista) ed arrivò a destinazione il 13 febbraio ed è affrancata per 1 Lira: 50 cent necessari èer assolvere la tariffa lettere (la stessa utilizzata per lettere inviate all’interno del nazionale) + ulteriori 50 c. quale sopratassa per la spedizione via Aerea dalle Colonie verso l’Italia.
Le Colonie erano considerate, ai fini del calcolo delle tariffe postali, come territorio italiano a tutti gli effetti.